L’albicocca Valleggia, la Regina bionda

In Liguria cresce un tipo di albicocca tra i più apprezzati a livello nazionale e non solo. La produzione di Valleggia, Presidio Slow Food, è concentrata oggi nella fascia costiera fino a 300 metri sul livello del mare, da Albissola a Vado Ligure, negli altri comuni dell’area storica tra Loano e Varazze si trovano solo alcuni sporadici frutteti. I produttori sono per lo più piccole aziende che raccolgono e selezionano i frutti migliori ancora a mano.

Dal 20 giugno al 25 luglio l’albicocca “esplode“. E in quei giorni, nei paesi in riva al mare e nei borghi dell’interno, non si contano le feste dedicate alla profumata, gustosa e colorata “regina bionda”.
Prima fra tutte, quella che si fa da tempo immemore proprio a Valleggia, nei primi giorni di luglio, chiamata “Albicocca di Valleggia: una passione” realizzata su un campo di calcio, luogo di partenza, anni addietro, delle albicocche per i mercati italiani e stranieri.

LE CARATTERISTICHE

La si riconosce grazie alla buccia sottile, di un delicato colore arancio, picchiettato da puntini color mattone. Le sue dimensioni sono piccole, ma sapore e aroma sono decisamente più intensi delle altre varietà sul mercato.

LA STORIA

La Valleggia era presente sulla costa savonese già dalla fine dell’800. Se ne trova traccia nella Statistica del dipartimento di Montenotte del prefetto napoleonico Gilbert Chabrol del Volvic. “Nel circondario di Savona” si legge nell’opera pubblicata nel 1824 “gli alberi da frutto sono notevoli, per la squisitezza dei loro frutti. Tra di essi si distingue una specie di piccole albicocche…” .
Gli abitanti del posto concordano che i primi esemplari di questa varietà si originarono da semi provenienti via mare dall’estremo Oriente e scaricati casualmente nel porto di Savona.
La produzione ha raggiunto il momento di massima espansione negli anni ’50-’60. L’albicocca rappresentava il 70% della produzione della provincia. e veniva esportata anche su mercati esteri addirittura dei treni speciali.
Poi la crisi. Dagli anni ’70 fino agli anni ’90 iniziano gli espianti per lasciare spazio alle serre della nascente attività di florovivaismo e all’edilizia privata legata al turismo balneare. A Quiliano, una delle tre aree maggiormente interessate dalla coltivazione negli anni ’60, insieme a Finale Ligure e Spotorno, rimangono ancora frutteti, e di qui è iniziata l’attività di recupero e valorizzazione della albicocca di Valleggia diventata presidio Slowfood.

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