La storia di Genova e del commercio marittimo

Genova, da sempre, capitale del commercio

La storia di Genova e del suo commercio marittimo è interessante e ricca di dettagli. Da sempre Genova è conosciuta come “Dominante dei mari”. In una posizione strategica all’interno dell’area mediterranea ha ovviamente legato la sua storia a quella della marineria e del commercio marittimo.
Nel corso dei secoli fondò colonie in Iraq, in Palestina, nelle Canarie ed in Inghilterra, dando forma ad un vero e proprio impero. Inoltre, il suo porto è tuttora il principale del paese e uno dei più importanti in tutta Europa: il suo faro, la Lanterna, è l’emblema indiscusso della città.

Genova e il mare

Genova e mare, mare e Genova. Un connubio indissolubile, un’interdipendenza che la geografia ha creato e la storia confermato. Una città, un territorio, che per secoli s’è vista e specchiata in un’epoca d’oro, cullandosi su un’economia ricca e prospera.

Genova fu città estremamente attiva già in età romana grazie alla confluenza delle vie Postumia (che collegava Aquileia alla stessa Genova, le due principali città portuali del nord Italia) e Aurelia (che andava da Roma a Marsiglia); le alture che si trovano alla spalle della città furono da riparo nel periodo delle invasioni barbariche, e per tale motivo Genova rimase a lungo città bizantina. Nel 642 fu conquistata dai longobardi, inizio di un periodo di decadenza durante il quale la principale preoccupazione per la cittadinanza fu difendersi dagli assalti dei pirati saraceni. Verso la fine del X secolo Genova passò da una mera difensiva ad una decisa offensiva atta a contrastare la minaccia saracena, in questo affiancata dalla ancora non nemica Pisa, con azioni di incursione contro le basi saracene in Sardegna, Corsica, Spagna e Tunisia.

Carlforte parla genovese

I segni della potenza di Genova sono ancora visibili oggi su un’isola sarda in cui si parla e si mangia genovese. Carloforte, a 10 km a sud dalle coste della Sardegna, è infatti quello che viene definito un’enclave.
Scopriamo perché partendo dalla delegazione genovese di Pegli dove si trova Piazza Tabarca, dedicata alla colonia pegliese che per secoli contribuì alla ricchezza della Repubblica di Genova. Nel 1540, infatti, l’isola di Tabarca in Tunisia, venne data dal bey di Tunisi in concessione alla famiglia genovese dei Lomellini.

I Lomellini per colonizzare l’isola invitarono alcuni gruppi di abitanti pegliesi (soprattutto commercianti) a stabilirsi sull’isola promettendo guadagni elevati. Questi salparono da Pegli lo stesso anno, e nessuno di loro fece più ritorno in patria. Dopo più di un secolo di colonizzazione, nel 1738, un folto gruppo di genovesi tabarkini (per lo più figli di coloni, ma anche nuovi emigranti pegliesi che raggiunsero l’isola a più riprese) si trasferì in Sardegna a causa dell’esaurimento dei banchi corallini e del deterioramento dei rapporti con le popolazioni arabe. Fu Carlo Emanuele III regnante di Sardegna a invitare i coloni a stabilirsi sull’Isola di San Pietro, allora disabitata, per fondare un nuovo comune: Carloforte.

Carloforte e la cucina

Come la lingua, anche la cucina porta i segni di una identità ancora viva e i piatti tipici di Carloforte sono incredibilmente vicini a quelli che si trovano nel genovese, anche se con adattamenti dovuti alle differenti risorse alimentari dell’isola e con le aggiunte derivate dai secoli trascorsi in Tunisia e dalle influenze mediterranee. Il pesce domina incontrastato, in particolare il tonno, E poi c’è il cous cous (che nell’isola chiamano cascà), preziosa eredità dell’isola di Tabarka. La base di questo piatto è la semola cotta a vapore, condita poi con molte verdure che vengono preparate a parte ma ci sono anche tante versioni leggermente differenti tra loro.

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